Dopo Grand Prix, ecco un altro colossal che colpirà il cuore di ogni appassionato per la sua spettacolarità
Enzo Ferrari concludeva il suo celebre “Piloti che gente” interrogandosi su chi fossero veramente questi professionisti del rischio: “Maestri del calcolo, campioni di cinismo, primatisti della sconsideratezza o soltanto uomini, che cercano nell’esaltante fremito della vittoria il senso della loro vita?”.
Ed ancora Hunt non gli era “mai apparso come un campione di castigata coerenza fra vita e sport” mentre Lauda gli era apparso come “un giovane serio, puntiglioso nella sua preparazione e nella messa a punto della vettura…”.
Se si “calano” queste parole nel teatro temporale di questi piloti, gli elementi di una vita da assaporare intensamente e sino in fondo ci sono tutti: il periodo post-hippy nel quale potevano ancora convivere il genio e la sregolatezza di James Hunt e l’approccio calcolatore ed efficace di Niki Lauda; un agonismo davvero alle stelle praticato con auto tutt’altro che sicure (di qui la
definizione di “cavalieri del rischio” firmata da Marcello Sabbatini, indimenticato Direttore di Autosprint e Rombo) ed ancora le storie dei due piloti, che nella vita e nella competizione diventano un’unica trama talmente densa di significati umani, tecnici e spettacolari, da confluire inevitabilmente in un film.
Ed è a questo punto che si calano gli altri assi: il regista Ron Howard, vincitore di due premi Oscar® con “A Beautiful Mind” e “Frost/Nixon”, lo scrittore Peter Morgan (Frost/Nixon, The Queen), due volte candidato agli Academy Awards, ed un cast che i vari trailer autorizzano a definire azzeccato: Chris Hemsworth (The Avengers, Thor) nella parte dell’anticonformista inglese James Hunt e Daniel Brühl (Goodbye Lenin, Bastardi senza Gloria) perfetto, anche per l’impressionante somiglianza fisica, in quella del controllato austriaco Niki Lauda ed il nostro Pierfrancesco Favino nel ruolo di Clay Regazzoni.
Non manca, ovviamente, un’altrettanto significativa presenza femminile con, in particolare, Olivia Wilde (TRON: Legacy) e Alexandra Maria Lara (The Reader).
Ambientato nell’affascinante età d’oro delle corse di Formula 1, Rush trasforma in immagini la storia di due grandi protagonisti della Formula 1 degli anni ’70: James Hunt, che non disdegnava di bere e fumare e, soprattutto, di mantenere alta la sua fama di playboy dentro e fuori dalle piste, e Niki Lauda, metodico e brillante. Rush rivela le loro vite dentro i box (non manca neppure il particolare della punta delle scarpette di Hunt tagliata…) e segue i due piloti che si mettono continuamente in gioco, psicologicamente e fisicamente, in un ambiente che dava risultati e gloria solo a quanti erano capaci (e volevano) impegnarsi allo spasimo pilotando sempre al limite.
Rom Howard pennella tutto ciò con efficacia e passione e realizza un’operazione nostalgia pienamente vitale; chi ha conosciuto quel mondo saprà ritrovarsi nella pellicola, chi viceversa non era in età, avrà l’occasione di toccare con mano la differenza fra le sempre sicure ma a volte soporifere gare di Formula 1 di oggi e quelle di allora cariche di adrenalina, sorpassi a ripetizione e piste non annacquate da chicanes smorza velocità: se sbagliavi ci rimettevi la pelle o, se ti andava bene, ne portavi i segni per tutta la vita come Lauda e Regazzoni: ma nessuno correva e corre per obbligo; la spinta era ed è la passione mentre capacità ed esperienza erano e sono i mezzi per gestirla al limite senza superarlo e, tutto questo, è nel film.
Da ricordare infine che il film è stato prodotto da Andrew Eaton (A Mighty Heart – Un cuore grande), Howard, il premio Oscar® Brian Grazer (Apollo 13, A Beautiful Mind), Eric Fellner (Senna, Tinker Tailor Soldier Spy), Morgan e Brian Oliver (Il Cigno nero – Black Swan) mentre i produttori esecutivi sono Cross Creek Pictures, Exclusive Media, Todd Hallowell e Tim Bevan.
Distribuito in Italia da 01 Distribution, sarà nelle sale dal 19 di questo mese.
Giovanni Notaro