L’Università di Birmingham si prepara a presentare un prototipo innovativo. E c’è chi dice che potrebbe trattarsi della prima auto a idrogeno “di massa” del mondo
Grazie alla rete, alla circolazione delle informazioni e al passaparola dei racconti di viaggio, i livelli di inquinamento nelle città dell’India sono pienamente noti, in tutta la loro gravità, perfino a quanti coloro non siano mai stati in quella nazione. Il progetto di collaborazione congiunto tra Università di Birmingham, DYPDC e Ashley Spencer è stato ideato e condotto per produrre un valido sostituto, a quattro ruote, del diffusissimo e conosciutissimo auto-risciò veicolo, affettuosamente conosciuto come “Tuk Tuk”.
Questa nuova, innovativa vettura – qualunque forma avrà – che produce zero emissioni di scarico, ha una catena cinematica del tutto particolare, costituita da una cella a combustibile di idrogeno, un motore elettrico, e un complesso sistema di controllo. L’idrogeno per il veicolo è allocato in un gruppo di cilindri di idruro di metallo a bassa pressione, così da ottenere un metodo sicuro per alimentare il sistema.
Parmjit Chima, Capo della Scuola di Ingegneria, Design e Sistemi di Produzione presso l’Università di Birmingham, ha ammesso come il suo Paese sia di fronte a decisioni drastiche, e obbligate: “Allo stato attuale del clima, e vista la necessità di un’economia a basse emissioni di carbonio e di ridurre le emissioni di gas a effetto serra e l’inquinamento, ci troviamo a dover rivedere drasticamente l’alimentazione degli autoveicoli, abbandonando i combustibili fossili appena possibile”.
Grazie al clima mite, temperato dell’India, dove il sole non manca, vi sono minori problematiche per la realizzazione di impianti all’aperto. Questo ha permesso al gruppo di lavoro di sviluppare, oltre all’autoveicolo sul quale sta per aprirsi il sipario, un apparato per il rifornimento degli autoveicoli. Questo apparato, cui è stato dato il nome didascalico ma efficace “Albero dell’Idrogeno” avrà un design semplice ed esteticamente elegante, in grado di inserirsi nei contesti urbani più disparati senza alcun impatto estetico, e potrà caricare più batterie all’idruro per alimentare non solo i veicoli, ma anche altri dispositivi, e apparati per l’illuminazione stradale. Per questa, e molte altre ragioni, la ricerca sulle attività di estrazione e di stoccaggio dell’idrogeno assume un’importanza elevatissima. Non sono infatti soltanto le abitudini sociali nella mobilità a doversi modificare ma anche, e profondamente, le regole che governano la filiera dell’energia.
Alessandro Ferri